denaroLa Direzione Generale per gli Aiuti Umanitari e la Protezione Civile della Commissione Europea ha mostrato la sua apprensione relativa ad un deficit di circa 400 milioni di euro nel bilancio annuale. Un funding gap provocato dal venir meno degli stati membri europei, i quali hanno consegnato meno fondi di quelli garantiti nei “commitment credits”.

Inizialmente, si è tentato di dare priorità agli interventi imprescindibili, ma ad oggi la necessità di una soluzione e di una copertura del buco di bilancio si fa sempre più stringente.

Un fallimento su tale fronte comporterebbe, in primo luogo, una limitazione della capacità di risposta della UE alle crisi umanitarie, risposta che, per essere efficace deve presupporre un rapido dispiegamento di forze e aiuti.

Schwarzenbrunner, direttore delle risorse dello European Community Humanitarian Office (ECHO), ha infatti affermato: “We have prioritized crucial life-saving operations at least to a certain extent, but we will run out of the possibility of continuing these under a variety of scenarios that could materialize”.

Un’ulteriore, preoccupante, conseguenza dell’impossibilità di finanziare progetti umanitari, sarà la riduzione dello staff e quindi la perdita del lavoro per molti operatori del terzo settore che, al momento, sono legati e hanno ragion d’essere grazie alle azioni intraprese dall’Unione Europea.

Infine, verranno danneggiate le ONG, le quali hanno bisogno di prevedere su quali risorse potranno fare affidamento per la realizzazione dei loro progetti e per gli interventi d’emergenza.

In attesa di una probabile richiesta da parte del Parlamento o della Commissione Europea di un riesame del Multiannual Financial Framework (MFF) per il 2014-2020, per arginare il problema si cercherà di posticipare programmi e pagamenti e di attingere ad alcune riserve del MFF.

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