agendapost2015di Luca De Fraia

L’Unione Europea ha precisato nelle ultime settimane la propria posizione per il negoziato sull’agenda post 2015. In particolare, nello scorso dicembre ha adottato le Conclusioni del Consiglio europeo che nel titolo riportano l’ambizioso obiettivo di trovare un accordo per un’agenda post 2015 dal carattere trasformativo. Le Conclusioni segnalano anche l’intenzione dell’Unione di marciare insieme, che è un dato sempre da apprezzare per un continente alla ricerca di un forte e condiviso progetto politico. Fra i temi all’ordine del giorno anche quello di una nuova global partnership: questione tanto importante da dare il nome alla successiva Comunicazione, pubblicata a inizio di febbraio.

Si attendeva che la Commissione pubblicasse un proprio documento di indirizzo in tema dei means of implementation (MOI), ovvero quegli strumenti che dovranno dare le gambe al nuovo progetto degli obiettivi di sviluppo sostenibile. C’è infatti un’universale condivisione del fatto che uno dei punti di debolezza del framework degli obiettivi del millennio approvato nel 2000 sia stato proprio l’incertezza relativa agli strumenti che ne dovevano garantire l’attuazione, specialmente per le caratteristiche di trasparenza e responsabilizzazione (accountability).

La società civile globale, e quella europea in particolare, sono al lavoro da tempo per presentare le proprie proposte. In gennaio, a livello globale è stata messa a punto la risposta all’Elements paper predisposto dalle Nazioni Unite del quadro del processo verso la conferenza di Addis Abeba; in Europa, esistono due processi coordinati da CONCORD per contribuire al posizionamento relativo ai MOIs e al documento conclusivo della conferenza FFD del prossimo luglio.

Le caratteristiche di una nuova partnership per lo sviluppo fanno parte di questo posizionamento: un principio guida è quello della leadership dei Paesi partner nei processi di sviluppo, nel quale ritrovare l’essenza della cooperazione. Un principio che può essere declinato nei termini di ownerhsip; per la società civile europea quindi c’è il compito di avere un approccio strategico che integri il livello rivendicativo – dalla giustizia fiscale globale, alla cancellazione del debito – con una visione che metta al centro le scelte e il protagonismo di Paesi e comunità, quindi l’ownership democratica dei processi di sviluppo.

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