pezzo 1 francescoa cura di Francesco Petrelli* 

L’EUROPA NON E’ PIU’ LA STESSA

L’Europa non è più la stessa, o almeno non più quella che abbiamo conosciuto finora. Queste le parole del Presidente di Concord Europa Johannes Trimmel durante l’assemblea annuale a Bruxelles, a metà giugno, solo pochi giorni prima della del referendum inglese sulla Brexit. I segnali di allarme si sono moltiplicati nel corso di questi ultimi anni per un Europa che oggi conosce la crisi certamente più grave dei suoi 60 anni di storia. Una parabola discendente successiva agli anni positivi ed espansivi del processo di allargamento di un continente che veniva guardato con attenzione a livello globale come un caso di successo di progressiva integrazione, persino dalle potenze emergenti, a partire dalla Cina. L’inversione di tendenza nella percezione di molta parte dei cittadini europei, inizia con la grande crisi del 2007 che arriva in Europa, con un qualche ritardo rispetto all’epicentro statunitense ma che ha prodotto per la sua persistenza effetti profondi e duraturi.

LE RAGIONI DI UNA CRISI

Il logoramento delle istituzioni europee comincia così. Con la riproposizione meccanica delle politiche di austerity per tutta la durata della crisi, coniugata alla incapacità di realizzare accanto alla moneta e alla Banca Europea (che una sua positiva funzione comunque la sta svolgendo), istituzioni politiche di governo democratico sovranazionale.

Ma dobbiamo chiarire un equivoco. Nonostante i limiti delle istituzioni europee e degli euroburocati, questa situazione non l’ha provocata l’Europa ma le politiche e le scelte dei governi nazionali. La crisi attuale non è stata generata da troppa Europa ma dalla costante rinazionalizzazione dei processi decisionali che l’hanno indebolita. E’ mancato nella leadership europea il coraggio per compiere i passi necessari verso la creazione di istituzioni politiche democratiche, a partire dal rafforzamento delle funzioni e del ruolo del Parlamento Europeo.

Quindi una costruzione politica mancata e l’incapacità di ridefinizione del proprio modello sviluppo ha prodotto all’interno del continente nuove forme di povertà ed esclusione sociale e offuscato l’immagine positiva dell’Europa.

IL TERREMOTO BREXIT

Il terremoto Brexit trae molte delle sue origini da queste due cause. Come ci hanno raccontato i nostri colleghi inglesi, le ragioni che hanno convinto più di metà di quel paese a votare per il Leave sono state il “mito dell’indipendenza” e della riappropriazione della propria capacità di autodeterminazione e l’idea che uscire dall’Unione potesse significare la ripresa del controllo delle proprie frontiere.

Nonostante questo abbia voluto dire votare contro i propri interessi e il proprio portafoglio come gli effetti di questo giorni testimoniano. Risultato: una crisi politica inedita, una spaccatura profonda di carattere territoriale ed un conflitto generazionale. Fattori combinati che rischiano di porre le premesse per un processo di dissoluzione dello stesso Regno Unito.

Una deconnessione fra centri e città cosmopolite (Londra e non solo) e le periferie, intese non solo come luoghi territoriali, ma come aree di insicurezza, povertà e disagio materiale, escluse dai flussi di comunicazione di un mondo reale, complesso e globale percepito come minaccia a cui rispondere con la logica del rinserramento e delle piccole patrie sicure.

Quello che accade in Gran Bretagna riguarda in forme e modi diversi l’intero continente e anche il nostro paese. A noi, come ONG e società civile spetta un profondo ripensamento. La globalizzazione con le sue trasformazione e le sue contraddizioni, gli effetti che produce, ci chiede di portare a termine il cambiamento di visione e di paradigmi: superando noi per primi la logica del “business as usual”, perché questa non è più un’opzione realistica. Lo abbiamo scritto molte volte nei nostri documenti ora bisogna contribuire a far si che ciò accada. Il tempo è poco.

Quindi anche in Europa il tema dello sviluppo deve essere al centro della nostra azione, a partire dalle nostre periferie della marginalità, mentre operiamo parallelamente nel Sud globale. Altrimenti correremo il rischio anche noi, con i nostri progetti e le nostre campagne, di venire percepiti da una maggioranza di cittadini come parte dell’establishment.

DUE PRIORITA’

Ripensare lo sviluppo anche in Europa, promuovere integrazione e coesione sociale, principio fondante del processo di integrazione europea sulla base di istituzioni continentali più democratiche e rappresentative dei cittadini. Oggi il tema della rappresentanza e della possibilità di influenzare processi decisionali trasparenti è un fattore sempre più decisivo per lo sviluppo. Naturalmente proveremo a farlo con il senso della realtà e con l’efficace pragmatismo che ha sempre caratterizzato il nostro operare.

Due i temi principali per dare concretezza a questa azione. L’Agenda 2030 per gli obiettivi di sviluppo sostenibile, che può divenire un occasione concreta per superare veramente le differenze tra agende esterna e interne e per la definizione di piani nazionali coerenti ed efficaci e improntati alla sostenibilità. La grande questione dell’immigrazione e della crisi dei rifugiati che, come dicemmo già due anni fa se non affrontata con realismo e lungimiranza, non è un dramma che si consuma ai nostri confini, ma un fattore che può disfare l’Europa i suoi principi e il suo futuro.

Sul primo tema auspichiamo che l’occasione possa essere colta. Per ora non sembra per lentezza e spirito di ordinarietà con cui sia i paesi che le istituzioni europee stanno agendo. Sull’immigrazione, a parte alcuni segnali positivi e alcune decisioni sagge come la redistribuzione, poi non rispettate, le scelte attuali sembrano portare ad un vicolo cieco, regressivo e poco realista. Muri a casa, accordi a tutti i costi che violano il diritto internazionale, al posto di strategie e azioni per governare il tema della mobilità umana in un mondo interconnesso

Le questioni sono molte e impegnative. Una prima occasione per discuterne e decidere assieme cosa fare di più e meglio alla prossima assemblea di Concord Italia che terremo a settembre.

*Portavoce di Concord Italia – Oxfam Italia

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