pezzo 2 lucaa cura di Luca De Fraia* 

L’Unione Europea ha avviato la riforma delle regole di base della cooperazione allo sviluppo. Lo European Consensus on Development era stato siglato nel 2005, nel periodo di maggiore innovazione in tema di cooperazione: pochi anni dopo l’adozione della dichiarazione di Monterrey sulla finanza per lo sviluppo, negli stessi mesi degli impegni di Parigi per l’efficacia e delle promesse del G7 di Gleaneagles per i volumi di aiuti. Quella stagione è dietro di noi e anche l’Europa cerca di aggiornare le proprie strategie, tenendo conto dell’Agenda 2030 e della conferenza di Addis Abeba sulla finanza per lo sviluppo.

La Review del Consensus era oramai attesa. Le prime anticipazioni erano state condivise subito dopo l’adozione degli SDGs e si attendeva l’avvio delle attività per la fine dell’anno passato. L’esigenza di definire il contributo europeo al raggiungimento dell’Agenda 2030 nella sua interezza ha però allungato i tempi e adesso la tabella di marcia è abbastanza serrata. Il primo passo è stato l’avvio di una consultazione pubblica a fine maggio, che si chiude il 21 agosto. CONCORD si è già messa al lavoro: per la fine di luglio dovrebbe essere pronta la risposta della società civile europea.

La consultazione in corso avviene nella forma di un questionario, che affronta diversi temi sulla portata delle scelte a venire. Non siano quindi in presenza del testo del nuovo Consensus, che dovrebbe essere pubblicato a fine novembre. Rimane aperto il punto della portata del coinvolgimento degli attori della cooperazione e in particolare se sarà possibile intervenire sul documento vero e proprio. Certamente, il ruolo che il Parlamento Europeo dovrà avere nell’adozione del Consensus può aprire spazi di partecipazione, dei quali far tesoro. Sul piano italiano, una discussione preliminare è stata avviata a maggio nel Gruppo di lavoro Agenda 2030 del Consiglio Nazionale della Cooperazione, che potrà essere un’utile luogo di confronto anche nelle prossime settimane.

Cosa ci si può aspettare dalla Review? Il documento del 2005 dava ampio spazio a un approccio fortemente legato all’ownership dei processi di sviluppo da parte dei Paesi Partner. Per il nuovo Consensus ci si può attendere maggiore attenzione a temi quali la differenziazione delle strategie per categorie di Paesi, la funzione catalitica degli aiuti e il blending, il ruolo del settore privato e il climate change.

Il tema della migration potrebbe offrire lo spunto per una verifica della direzione di marcia impressa dell’UE. Nel 2005 si poteva leggere che l’Unione si impegnava a trasformare i processi migratori in fattore positivo di sviluppo, intervenendo su più livelli, incluse le rimesse e il brain draining. Su questo fronte, le premesse non sono positive, come si vede dalla discussione sul migration compact. Il lavoro che ci aspetta nel prossime settimane non sarà certamente facile e il rischio di una regressione, che metta in dubbio lo spirito dei partenariati di cooperazione, è serio.

 

Per saperne di più

http://ec.europa.eu/smart-regulation/roadmaps/docs/2016_devco_003_european_consensus_on_development_en.pdf

Partecipa alla consultazione

https://ec.europa.eu/europeaid/policies/consultations/consultations_en

 

*Coordinamento Concord Italia – ActionAid Italia

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