A cura di Gemma Arpaia*

Il 30 novembre e il 1 dicembre scorsi, a Nairobi, si è tenuta la Seconda Conferenza di Alto Livello del Partenariato Globale per l’Efficacia della Cooperazione allo Sviluppo (HLM2 GPEDC), alla quale hanno preso parte 3.000 delegati da 150 paesi, di cui 400 delegati espressione della società civile, dell’imprenditoria e del settore privato profit, parlamentari e autorità locali, secondo il principio fondativo del Partenariato Globale: la multi-attorialità

Le principali questioni che l’HLM doveva affrontare riguardavano la riconferma degli impegni sulla efficacia (ownership democratica, trasparenza e responsabilità, partenariato inclusivo, focus sui risultati di impatto sullo sviluppo) e il ruolo della GPEDC rispetto all’Agenda 2030, anche come strumento di monitoraggio, in particolare per l’SDG 17. L’HLM2 è stato un punto focale per garantire che tutti gli impegni per l’efficacia, da Parigi (2005), Accra (2008), Busan (2011) e Mexico City (2014) siano sostenuti con forza e che tutti i soggetti coinvolti si impegnino a esserne responsabili.

L’evento si è concluso con l’adozione del Nairobi Outcome Document (NOB) che, approvato unanimemente dopo lunghe revisioni e negoziazioni, viene valutato positivamente dalla CPDE, constituency delle CSOs e dal movimento sindacale internazionale.

Per la società civile è particolarmente importante che sia stata riconosciuta la criticità del restringimento di spazi e di agibilità subito dalle organizzazioni di società civile (OSC) negli ultimi anni, e che il NOB raccomandi di invertire la tendenza e di mettere in campo strumenti normativi e legislativi e risorse per creare un ambiente favorevole perché le OSC possano dispiegare il proprio potenziale, in quanto attori di sviluppo per loro proprio diritto. Alcuni governi si sono duramente opposti a questi riconoscimenti durante la negoziazione del documento finale.

Molto importante anche che nel nuovo mandato della GPEDC sia prevista l’istituzione di un 4° Co-Chair che sia espressione della componente non-governativa, oltre ai tradizionali 3 Co-Chair che rappresentano i paesi donatori, i paesi riceventi e i paesi donatori/riceventi. Il nuovo Co-Chair sarà definito, a rotazione biennale, tra le constituency non governative della società civile, sindacati, governi locali, parlamenti, fondazioni e settore privato profit.

Per il movimento sindacale internazionale, che ha partecipato con propri speaker in tutte le sessioni dell’HLM2, è stato un risultato considerevole il riconoscimento, nel NOB, del lavoro dignitoso come fattore essenziale per lo sviluppo, l’inclusione del dialogo sociale tra gli strumenti necessari alla realizzazione dello sviluppo sostenibile, la considerazione che la libertà di associazione e di contrattazione collettiva sono indispensabili a qualificare il settore privato come “attore di sviluppo”, e la definizione di criteri di valutazione sulla generazione di lavoro dignitoso nelle iniziative di sviluppo del settore privato.

Il NOB sarà il punto di riferimento per i diversi attori della cooperazione e dello sviluppo a lavorare insieme per la realizzazione dell’Agenda 2030. I dubbi e le perplessità che nello scorso anno si erano palesati rispetto al futuro della GPEDC nel quadro dell’Agenda 2030 sono stati definitivamente risolti dalle decisioni e dagli impegni presi a Nairobi. Con il NOB infatti sono stati definiti anche un nuovo mandato e una nuova organizzazione operativa della GPEDC, per renderla uno snodo funzionale, soprattutto a livello paese, all’United Nations High-Level Political Forum on Sustainable Development, collocandosi e fungendo da ponte tra l’United Nations Development Cooperation Forum (DCF) e il Financing for Development (FfD) Forum. In questo modo la GPEDC partecipa al percorso di Follow Up and Review of the SDGs e di monitoraggio dell’AAAA (Addis Ababa Action Agenda).

Continuerà l’esercizio biennale di monitoraggio dell’efficacia, altro elemento fondativo della GPEDC; già quest’anno hanno partecipato al Monitoring Round oltre 80 paesi riceventi e 100 tra paesi e organizzazioni donatrici (nel 2014 erano stati 41). I dati del futuro Round confluiranno nel UN-led follow up of SDGs e costituiranno la misura per il target 17.16 (Migliorare la cooperazione Nord-Sud, Sud-Sud e quella triangolare in ambito regionale ed internazionale) e per gli indicatori 17.15.1 (Extent of use of country-owned results frameworks and planning tools by providers of development cooperation) e quelli dell’SDG 5.

Nel corso dell’HLM2 la AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) ha organizzato il side event National Development Cooperation Architectures for Enhanced Inclusive Partnership, dove è stato presentato l’assetto che la legge 125/2014 ha dato alla cooperazione italiana. La presentazione è stata curata da Mario Beccia (AICS), in panel con Paola Simonetti, del network sindacale internazionale della cooperazione allo sviluppo (TUDCN), e Toni Tujan, ex Chair della constituency della società civile. Paola Simonetti ha sottolineato il ruolo del movimento sindacale e della rappresentanza dei lavoratori nella verifica dell’accountability del settore privato e, prendendo spunto dalla presentazione del ruolo di CDP nella L. 125, è stato presentato uno studio sulla Development effectiveness of supporting the private sector with ODA funds che esplora in che misura i principi dell’efficacia siano applicati nell’operato di nove Development Finance Institution. Toni Tujan si è invece soffermato sulla istituzionalizzazione del dialogo multiattore nella legge 125, ponendo l’attenzione sul rischio di creare circoli chiusi (i rappresentati nel CNCS) rispetto all’ampiezza della società civile e invitando l’AICS a mettere in piedi percorsi comunicativi bi- e multi-direzionali con i cittadini tutti.

Nella delegazione dell’Italia all’HLM2, composta dalla DGCS, dall’AICS e da una rappresentante della società civile, abbiamo avuto modo di individuare già alcune tematiche intorno alle quali riprendere il Piano Efficacia (IV) per il 2017 e l’ipotesi di lavoro verrà presentata alla prossima riunione del Gruppo di Lavoro 1 del CNCS.

*Concord Italia – ISCOS Cooperazione allo Sviluppo

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