Negli ultimi anni, a seguito del progressivo decentramento europeo, il ruolo delle delegazioni dell’Unione Europa è cresciuto soprattutto per quanto concerne le politiche di cooperazione e sviluppo. La confederazione europea Concord ha monitorato in maniera costante negli ultimi 10 anni il rapporto tra le delegazioni dell’UE e le organizzazioni della società civile operanti in tutto il mondo attraverso la pubblicazione di un rapporto biennale. L’edizione 2017 è stata presentata alcuni giorni fa a Bruxelles e racchiude le indicazioni di quasi 400 operatori di ONG operanti in Europa e nei paesi partner fatti pervenire attraverso un survey online circolato nel settembre dell’anno scorso.

392 risposte provenienti da 86 paesi sono state prese in esame ed aggregate. La maggior parte delle risposte sono arrivate dall’Africa (162) e dell’America Latina (109). Il 43% delle risposte sono arrivate da ONG locali e il 34% da uffici locali di ONG internazionali. La persona che ha risposto al questionario è stata di solito il direttore o un project manager. La maggior parte degli intervistati (53%) hanno dichiarato di essere moderatamente informata circa l’azione dell’UE nel paese, mentre la stragrande maggioranza (72%) pensa di essere molto ben informata rispetto all’azione della società civile in loco.

Il rapporto si riferisce in particolare agli impegni presi dall’UE in materia di dialogo con la società civile. Dal lancio nel 2012 la comunicazione della Commissione europea “The roots of democracy and sustainable development: Europe’s engagement with Civil Society in external relations’, l’UE si era impegnata a sviluppare un dialogo più strategico e strutturato con le organizzazioni della società civile nei paesi partner. Questo è stato tradotto in strumenti e programmi con la recente adozione di road map nazionali per l’impegno con la società civile dalle delegazioni dell’UE. Il rapporto 2017 ha proprio lo scopo di valutare, dal punto di vista della società civile, se e come la UE stia davvero creando un environment favorevole per la società civile a livello nazionale promuovendo la loro partecipazione nella definizione delle politiche di sviluppo.

Tra i risultati principali dell’indagine spicca un certo apprezzamento rispetto all’utilità delle road map nazionali come strumento per migliorare la conoscenza reciproca seppur le OSC lamentino poca visibilità, informazione e coinvolgimento in fase di attuazione. Questo però si contrappone al fatto che solo il 53% delle OSC sia effettivamente a conoscenza del percorso in atto delle road map.

Più severi i giudizi quando si parla di accesso ai finanziamenti europei, capacity building e trasparenza. Il 75% dei rispondenti fanno parte di organizzazioni che hanno applicato per i fondi europei a livello paese negli ultimi 3 anni. Se da un lato c’è condivisione rispetto all’individuazione delle priorità dei finanziamenti (62%), le OSC lamentano scarsi strumenti di capacity building e scarsa comunicazione e trasparenza rispetto agli esiti dei bandi e le procedure di valutazione.
In generale sui fondi emerge la necessità di armonizzare e semplificare gli strumenti di finanziamento e le modalità di attuazione in modo che tutti gli attori della società civile possano svolgere il loro ruolo. Questo contribuirebbe alla creazione di partenariati di qualità tra le organizzazioni della società civile e altri attori dello sviluppo (enti locali, dipartimenti ministeriali, accademici, settore privato, ecc.)

Il rapporto 2017 è disponibile in inglese, francese e spagnolo.
Scarica il rapporto completo

A cura di Elias Gerovasi

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