Nel mondo della Cooperazione allo Sviluppo ci si interroga spesso sull’efficacia dei progetti, sulla capacità della nostra azione di contrastare le cause profonde, complesse e multilivello della povertà, dell’ingiustizia e delle disuguaglianze. Che il nostro sguardo sia di breve, medio o lungo termine, quantitativo o qualitativo, la questione centrale è come generare cambiamento duraturo e misurabile. Su che basi? Con quali indicatori? Ma soprattutto: per raggiungere quali obiettivi di cambiamento? È proprio per rispondere a queste domande che, già a partire dagli anni ’90, in ambito anglosassone si è sviluppato quell’approccio metodologico che si chiama Theory of Change (ToC), Teoria del Cambiamento.

Da un lato, si è voluto dare conto a sempre più forti esigenze di valutazione sistemica degli impatti e degli interventi, sulla scia di modelli logici quali il Logical Framework Approach, spesso sulla spinta dei principali finanziatori. Dall’altro, è maturata un’esigenza interna alle stesse organizzazioni di Cooperazione Internazionale, legata alla necessità di mostrare in modo sempre più chiaro e rigoroso il cambiamento generato in aree fragili o caratterizzate da conflitti. Necessità ulteriormente sollecitata dalle accuse di sprechi, corruzione e inefficienze cui il settore degli “aiuti allo sviluppo” è costantemente sottoposto.

Tutte queste esigenze e necessità stanno ormai influenzando da tempo l’aggiornamento degli strumenti che i principali finanziatori (EuropeAid, AICS, World Bank, per citarne solo alcuni) mettono a disposizione per la partecipazione ai bandi.

Eppure sembra che siano ancora poche le organizzazioni che sono entrate davvero nel merito di questo strumento, mentre sono molti gli operatori del nostro settore che vogliono approfondirlo per valutarne l’utilità, l’impatto e la compatibilità con i bisogni del proprio contesto organizzativo. I risultati di un survey effettuato a marzo scorso dal blog Info Cooperazione hanno confermato che c’è molto interesse rispetto all’approccio metodologico della Theory of Change, anche perché sempre più spesso se ne trova traccia nelle linee guida dei donatori e nei documenti di indirizzo della cooperazione internazionale.

Per dare una prima risposta a questo bisogno un gruppo di un lavoro formato da una decina di operatori e operatrici del mondo della cooperazione si è messo a disposizione di Info Cooperazione e ha pubblicato la guida “LA THEORY OF CHANGE PER LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE“.

Il successo della guida ha convinto gli estensori a continuare questo percorso di approfondimento per offrire un’occasione formativa che possa dare agli operatori la possibilità di approfondire la conoscenza della ToC oltre che identificare fasi e strumenti connessi allo sviluppo di questo metodo nella progettazione.

Il primo corso itinerante dal titolo “La Theory of Change per la Cooperazione Internazionale – Opportunità e criticità nella progettazione” è stato recentemente presentato da Info Cooperazione e dal Centro per la Cooperazione Internazionale di Trento e vedrà la collaborazione di diverse organizzazioni tra cui Concord Italia, Ciai, Cospe, Fondazione punto.sud e Mani Tese.

La prima data è fissata per il 30 novembre e 1 dicembre a Milano. Seguiranno le tappe di Bologna a gennaio 2018, Roma a febbraio e Trento ad aprile.

Per informazioni e programma: formazione@info-cooperazione.it – http://www.info-cooperazione.it/la-theory-of-change-per-la-cooperazione-internazionale/

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