a cura di Andrea Stocchiero

Nel 2018 si avvia la negoziazione del nuovo quadro finanziario multiannuale dell’Unione europea (UE). Uno strumento di bilancio indispensabile per programmare entrate e spese dal 2021 al 2027: tra le spese quelle per l’azione esterna dell’UE e quindi anche per la cooperazione allo sviluppo. Il quadro finanziario fissa i tetti delle diverse linee di spesa, gli strumenti e i programmi.

Il nuovo quadro finanziario è strettamente legato alle decisioni sul futuro dell’UE, alle sfide interne ed esterne, alle crisi e agli scenari di sviluppo. La sua definizione è quindi profondamente politica sulla visione dell’UE nel mondo.

La Commissione europea presenterà una proposta del quadro finanziario per il 2 Maggio e la decisione finale è prevista per il 2019, prima delle elezioni del Parlamento europeo che si terranno in primavera. Se invece le divisioni tra paesi membri non troveranno soluzioni di compromesso, la decisione verrà spostata al 2020 provocando un ritardo nell’avvio delle spese.

Una prima difficoltà da affrontare è l’effetto della Brexit. La mancanza delle contribuzioni britanniche forza l’UE a chiedere più soldi ai paesi membri, a ipotizzare nuove tasse a livello europeo, come quella sul carbonio o quella sulle speculazioni finanziarie, ancora in negoziazione, e a ridurre e rendere maggiormente efficienti le spese previste, semplificando i programmi ed evitando sovrapposizioni, anche sulla base dei risultati della spending review.

La seconda difficoltà riguarda l’individuazione delle priorità per ricostruire l’unione dopo che la crisi finanziaria e quella migratoria hanno inciso negativamente sulla coesione sociale e politica. Occorre interrogarsi sul valore aggiunto dell’UE, sul contributo che può dare alla costruzione di beni pubblici fondamentali come la pace e lo sviluppo sostenibile, in sussidiarietà con i paesi membri, evitando chiusure e rinazionalizzazioni controproducenti.

L’incontro di Concord e Gcap Italia sul quadro finanziario europeo, tenutosi l’8 Febbraio a Bologna, ha consentito di avviare un primo scambio di informazioni e opinioni nel mondo delle ONG. Mentre la pubblicazione del comunicato della Commissione su “A new, modern Multiannual Financial Framework for a European Union that delivers efficiently on its priorities post-2020” a fine Febbraio, e la diffusione di una proposta di ristrutturazione degli strumenti finanziari agli inizi di Marzo, permettono di avanzare alcune prime considerazioni.

La comunicazione riconosce l’importanza delle sfide internazionali, in particolare rispetto alla sicurezza e alle migrazioni, e indica la necessità di investire di più per la gestione delle frontiere e rispetto a un vicinato turbolento. Altra scelta che sta maturando in questi ultimi anni è la costruzione della difesa europea con maggiori spese per l’innovazione e l’industria militare. Tutto ciò dovrebbe portare a mantenere se non ad accrescere la linea di bilancio dedicata all’azione esterna dell’UE, superando quindi l’attuale 6% del bilancio, ma le priorità non sembra siano quelle della lotta alla povertà e alle iniquità.

In effetti la comunicazione fa uno scarso accenno agli obiettivi dello sviluppo sostenibile e al ruolo della cooperazione, immaginando di mantenere gli attuali livelli di spesa per l’aiuto allo sviluppo. La principale critica che si può avanzare riguarda il fatto che la comunicazione non considera gli obiettivi di sviluppo sostenibile, l’Agenda 2030, come il riferimento principale per l’impostazione del quadro finanziario, ma come qualcosa di ancillare a nuove (migrazioni, difesa, euro e sistema bancario con la creazione di un fondo monetario europeo) e vecchie priorità (coesione, politica agricola comune, innovazione ed erasmus).

A sua volta il governo italiano ha presentato una prima riflessione sulle priorità che indica nelle migrazioni e nella difesa due nuove ambiti importanti di spesa per l’Unione: “le gestione dei flussi migratori è una sfida vitale per l’UE  che richiede … un forte impegno nella relazione con i paesi terzi … Esternamente dobbiamo rafforzare la cooperazione allo sviluppo per migliorare la capacità dei paesi terzi di gestire i flussi migratori e per incoraggiare la loro collaborazione per il ritorno e la riammissione dei migranti illegali”. Nell’incontro di Bologna il rappresentante del MAECI ha sottolineato l’impegno per far sì che la cooperazione continui a rappresentare il 90% della spesa per l’azione esterna. E’ evidente però la questione della strumentalizzazione dell’aiuto per fini di controllo dei flussi. Ricordiamo a tal riguardo che già nel non paper del Governo italiano sul Migration Compact si chiedeva la creazione di uno strumento ad hoc per la gestione dei flussi dai paesi terzi, che recentemente anche il presidente Tusk ha rilanciato.

In questo senso va anche la bozza della lista sui nuovi strumenti finanziari che prevede l’unificazione di tutti i programmi di cooperazione in unico grande strumento per l’azione esterna con una notevole concentrazione delle risorse sul Vicinato e un forte focus sulle migrazioni che può includere il 20% delle risorse non allocate. L’unificazione di tutti i programmi e l’utilizzo di nuove modalità di spesa come i Trust Fund, dovrebbero consentire una maggiore flessibilità nello spostare le risorse a seconda delle sfide emergenti. Queste prime indicazioni sollevano una serie di preoccupazioni sul mantenimento della lotta alla povertà e alle disuguaglianze quali priorità dell’azione esterna.

Concord Europe e SDGWatch (con il progetto Make Europe Sustainable for All a cui partecipa Gcap Italia attraverso la ONG Engim della Focsiv) stanno seguendo l’evolversi del dibattito ribadendo come gli obiettivi di sviluppo sostenibile debbano rappresentare il quadro di riferimento prioritario per tutto il budget europeo; la giustizia sociale e la giustizia climatica dovrebbero essere le principali finalità che legano la dimensione interna a quella esterna dell’UE; l’adozione di un meccanismo per valutare ex ante l’impatto della spesa sull’ambiente e sulla società dovrebbe essere preso in grande considerazione prima di decidere qualsiasi tipo di spesa. La coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile al fine di evitare strumentalizzazioni e distorsioni rappresenta un requisito essenziale a cui prestare attenzione.

Occorre dunque seguire con attenzione il negoziato, vigilare e avanzare proposte per migliorare una impostazione del quadro finanziario che non sta partendo come vorremmo.

Coordinamento di Concord Italia, Focsiv/Gcap Italia

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