a cura di Paola Berbeglia*

E’ passato poco più di un anno da quando fu proprio Concord Italia a incontrare il vice ministro Mario Giro per sensibilizzarlo su quanto sarebbe stato importante che anche l’Italia avesse la sua strategia nazionale di educazione alla cittadinanza globale.

Mentre le ONG riprendevano una strada tante volte iniziata e sempre naufragata, anche altri attori si muovevano in contemporanea con lo stesso obiettivo. La pressione infatti aumentava anche da parte degli enti locali, i quali già nel febbraio 2016 avevano diffuso un documento a cura della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome dedicato interamente all’ educazione alla cittadinanza globale. “Le grandi sfide della società contemporanea richiedono che gli individui possiedano una coscienza globale. In altri termini, che una nuova generazione di cittadini e cittadine venga formata con conoscenze, capacità, valori e atteggiamenti che favoriscano un mondo più sostenibile e inclusivo”, questo era l’incipit di quel documento.

Poco dopo anche il mondo universitario, riunitosi a Bertinoro a luglio 2017 metteva in evidenza l’importanza di affrontare in ottica concordata e condivisa fra diversi attori e diverse concezioni pedagogiche il tema dell’educazione alla cittadinanza globale.

Sono queste i percorsi che hanno portato dopo poco più di un anno all’approvazione da parte del Consiglio Nazionale della Cooperazione del primo documento italiano di strategia nazionale sull’educazione alla cittadinanza globale.

I fattori che hanno portato all’elaborazione della strategia nazionale

In primis molti (quasi tutti) i paesi Europei se ne sono dotati da tempo, e questo tipo di documento ha permesso di definire con chiarezza limiti ed opportunità di collaborazione fra attori di vari campi. Oltre a quelli già citati ci sono anche il MIUR, l’Agenzia Giovani, il Ministero dell’Ambiente ed altri che avevano maturato sensibilità e soprattutto accumulato esperienze a riguardo. Ma sembrava che il fatto di non avere un documento unificante favorisse il persistere di una fase totalmente esperienziale e non strutturale.

Un secondo fattore importante è stata l’esigenza di dare seguito al dibattito internazionale ormai così vivo, soprattutto a livello di Nazioni Unite e di UNESCO in particolare per consolidare l’intersezione fra Educazione alla Cittadinanza Globale e Obiettivi di sviluppo sostenibile, secondo quanto previsto dall’Obiettivo 4.7 dell’Agenda 2030. Infatti, mentre ad Ottawa nel contesto dell’ultima conferenza mondiale dell’Unesco, si diceva che ECG e educazione allo sviluppo sostenibile sono due facce di una stessa medaglia, il Multistakeholder group della Commissione Europea sull’ECG a Bruxelles, presieduto dall’allora capo unità Rosario Bento Pais, raccoglieva lo stimolo di dare risalto all’ECG a partire anche dal rapporto di ONG, Università ed Enti locali con la rete GENE (Global Education Network Europe).  Proprio il GENE, con il suo gruppo costituito da Ministeri dell’educazione, Ministeri degli Esteri e Agenzie della Cooperazione, è stato un alveo giusto per incoraggiare il MIUR e il MAECI a riprendere la questione.

In terzo luogo ha giocato un ruolo importante la centralità del dibattito su migrazioni, intolleranza a livello europeo.  A Bruxelles infatti il valore dell’ECG è sembrato ancora più importante come strumento per combattere intolleranza e terrorismo e come leva per disancorare stereotipi e pregiudizi.

In termini ancora più ampi l’Agenda 2030, con il suo principio del no-one left behind, è stato molto utile a far risaltare l’importanza del benessere nella convivenza in Italia, in Europa e altrove nel mondo. Ha messo infatti in chiaro la necessità di superare una concezione nazionalistica dell’educazione alla cittadinanza e dava all’ECG valore di alternativa, di considerare la cittadinanza come categoria concettuale centrale ed esplicativa di una senso di appartenenza a comunità politiche a diversi livelli (locale, nazionale, regionale e globale).

L’ ECG si trasforma dunque in approccio educativo che promuove giustizia sociale e principi democratici in un mondo sempre più interconnesso e caratterizzato da molteplici identità, realtà e affiliazioni politiche, culturali e sociali. Spinge a lavorare sulla coerenza delle politiche a favore di un mondo più sostenibile e inclusivo. Nelle pratiche di ECG si intrecciano infatti le politiche di educazione, cooperazione internazionale, migrazioni, coesione sociale, ambiente, etc.

Dalla strategia all’azione

Dal mese scorso abbiamo dunque un documento integrato e condiviso fra tutti gli attori coinvolti nell’ECG. A questo punto il documento deve soltanto essere approvato dal CICS (Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo sviluppo) per poter poi essere usato per dare inizio al piano d’azione già previsto nel documento.

Cosa contiene il documento

Nella prima parte del documento compaiono i principali attori coinvolti nella strategia e la contestualizzazione dell’ECG nel mondo, in Europa e in Italia negli ultimi 50 anni.

Nel capitolo successivo si da spazio alle definizioni e la strategia si allinea a quanto stabilito dalle Nazioni Unite che considera l’’ECG come un’azione trasformativa, basata sull’utilizzo di metodologie didattiche innovative fondate sul dialogo e la riflessione, che mettono al centro chi apprende. L’ECG presuppone infatti processi educativi a tutti i livelli, informale, non formale e formale così come in tutti i contesti sociali (famiglia, scuola, luoghi di lavoro, comunità in genere). Questo approccio educativo promuove cittadini responsabili e democrazia incoraggiando individui e comunità a godere dei propri diritti e ad assumersi le proprie responsabilità. Si tratta di un’educazione lungo tutto l’arco della vita.

Il documento prosegue chiarendo le finalità, i temi e i nodi prioritari, il suo articolarsi nell’ambito dell’educazione formale, non formale e della sensibilizzazione, ne chiarisce l’approccio educativo ed elenca gli attori che hanno responsabilità di realizzare la strategia, chiarendone ruoli, complementarietà e sinergie.

Infine elabora una serie di raccomandazioni e conclude con una serie di tappe di realizzazione ed un allegato di confronto con quanto previsto dal PON scuola del MIUR.

Scarica il documento di strategia nazionale

 

*Coordinamento Concord Italia /Associazione CreA

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