a cura di Chiara Luti*

Lo scorso 8 marzo Concord ha lanciato a Bruxelles un nuovo report dal titolo “Educazione alla cittadinanza globale in Europa: quanto ci importa?”

Perché dovremmo preoccuparci dell’educazione alla cittadinanza globale? Quanti fondi vanno all’ECG in Europa? Quanto dovremmo investire nell’educazione alla cittadinanza globale?

Sono queste alcune delle domande a cui questo recente studio cerca di dare risposta. Domande che sono state affrontate anche durante l’evento di lancio presieduto da Marina Sarli (board di Concord) con i relatori Joseph Schermesser, capo settore presso DEVCO (Unità B1) e Paolo Fontani, direttore del Liaison Office Unesco di Bruxelles insieme al consulente che ha condotto la ricerca, Ilze Saleniece.

Sulla base di una ricerca effettuata in tutti gli Stati membri dell’UE, più la Norvegia, la pubblicazione indaga il livello di finanziamento dedicato all’educazione alla cittadinanza globale in Europa tra il 2011 e il 2015 (fino all’adozione degli SDGs e per alcuni paesi anche dopo) e analizza il motivo per cui l’investimento dei governi nazionali europei rimane limitato, nonostante il riconoscimento da parte di molti del ruolo fondamentale dell’ECG per risolvere le sfide attuali che il nostro mondo sta affrontando.

Questi i punti fondamentali che emergono dalla ricerca:

  • Che cos’è l’ECG: le interpretazioni si moltiplicano; dovrebbe essere intrapresa una mappatura di ciò che concettualmente già esiste e si articola in diverse iniziative.
  • Fondi per l’ECG: c’è bisogno di flessibilità e di una visione a lungo termine delle strutture di finanziamento, nonché della creazione di nuovi strumenti finanziari volti a promuovere l’educazione alla cittadinanza globale. Una percentuale dell’APS dovrebbe essere dedicata all’ECG.
  • Stakeholders: è necessaria anche una relazione attiva con il settore educativo e le istituzioni. CONCORD raccomanda la creazione di una piattaforma multi-stakeholder a livello nazionale, europeo e internazionale, nonché un quadro strategico multi-stakeholder e intersettoriale. Inoltre, le ONG dovrebbero essere percepite come partner e mediatori cruciali, poiché hanno le competenze e l’esperienza specifiche su questo tema.

Il rapporto

*Segretariato Concord Italia

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